Chado – La cerimonia del te

chado

 

Shibumi ospita periodicamente la Maestra Emma Di Valerio, del Centro Urasenke di Roma, che conduce la Cerimonia del tè, Cha no yu, cui gli associati possono partecipare gratuitamente.

«Ci si dovrebbe rendere conto che la Via del tè è solo bollire l’acqua, preparare il tè e berlo». Sono parole del monaco Sen no Rikyū, vissuto nel XVI secolo, terzo grande maestro del tè e riformatore della cerimonia del tè che codificò in maniera definitiva nella forma wabi-cha, caratterizzata da raffinata semplicità, shibumi, ove la sobria e semplice bellezza wabi si oppone alla bellezza sontuosa, seguendo l’insegnamento che i saggi conoscono la loro soddisfazione per mezzo di piccoli desideri.

Eppure la Cerimonia del tè, Cha no yu (茶の湯, “acqua calda per il tè”), è sia un rito che un’arte di affascinante complessità, forse l’espressione più pura dell’estetica zen, che si compie e si pratica in un’atmosfera di sospensione di tempo e spazio, di uscita dal mondo e dai suoi affanni per contemplare brevemente il vuoto in atteggiamento di mu-shin, senza-mente, sulla base dei principi dell’armonia, del rispetto, della purezza e della tranquillità.

La relazione tra il maestro di tè, i suoi ospiti, gli oggetti e il cibo servito (un piccolo pasto o soltanto un biscotto) esprime l’armonia (wa) da ricercarsi sia con le persone che ci circondano che con la natura e gli oggetti, con affrancamento da ogni pretesa ed estremismo, in un cammino di moderazione.

Il riconoscimento di una innata dignità in ognuno dei partecipanti alla cerimonia, maestro e ospiti, e nei semplici oggetti attraverso cui il rito si compie, con capacità di comprendere e accettare gli altri e le cose che ci circondano, esprime il senso del reciproco rispetto (kei) tra appartenenti allo stesso rango, condividenti – persone e oggetti – la stessa importanza.

La pulizia del luogo e degli oggetti del rito, compiuta dal maestro di tè, apre alla purezza (sei), come pulizia e riordino di sé.

La liberazione durante la cerimonia dai vincoli del mondo materiale e dalle comodità corporali conduce alla tranquillità (jaku), obiettivo finale e nuovo inizio.

Sōshistsu Sen della scuola Urasenke scriveva: «Seduto lontano dal mondo, all’unisono con i ritmi della natura, liberato dai vincoli del mondo materiale e dalle comodità corporali, purificato e sensibile all’essenza sacra di tutto ciò che lo circonda, colui che prepara e beve il tè in contemplazione si avvicina ad uno stadio di sublime serenità».

Cerimonia del tè dunque come percorso interiore compiuto non in solitudine: «Trovare una serenità duratura in noi stessi in compagnia d’altri: questo è il paradosso».

Nel XVI secolo del Giappone feudale, prima della pax Tokugawa seguita alla battaglia di Sekigahara dell’ottobre 1600, questa era eversione. La povertà ricercata e il rifiuto assoluto dell’ostentazione del maestro di tè Sen no Rikyū che, codificando una Cerimonia del tè dove tutti dovevano entrare disarmati e tutti erano uguali, dove tutti si dovevano inginocchiare e tutti dovevano “subire” le stesse regole, le impresse un tale potere destabilizzante che nel 1591 fu costretto a compiere seppuku, il suicidio rituale, dallo shogun Toyotomi Hideyoshi, la suprema autorità al servizio della quale esercitava la sua arte.

Figura leggendaria, il monaco Sen no Rikyū è protagonista di un film del 1989, Morte di un maestro del tè, Leone d’argento alla Mostra del Cinema di Venezia, del regista Kei Kumai, con Toshiro Mifune, e di un romanzo del 1981, Le memorie del monaco Honkakuboo, di Yasushi Inoue (nella traduzione italiana il titolo è diventato Morte di un maestro di tè, Skira ed., 2016).

L’eredità di Sen no Rikyū non si disperse, è stata proseguita dai suoi discendenti ed è giunta a noi, espressa da tre scuole, tra queste la scuola Urasenke (Fondazione Urasenke, Ogawa Teranouchi agaru – Kamigyo-ku, Kyoto 602-8688 – info@urasenke.or.jp – http://www.urasenke.or.jp), attualmente sotto la guida del Grande Maestro Zabosai Soshitsu Sen XVI.

La scuola è presente anche in molte città del mondo. A Roma, il Centro Urasenke è stato aperto nel 1969 dalla Maestra Michiko Nojiri.

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Nel Centro si tengono giornalmente corsi per apprendere la disciplina, di tanto in tanto integrati da conferenze, proiezioni di film e diapositive. Un giorno a settimana si pratica anche meditazione zen rinzai, fondamento della cultura giapponese; una volta l’anno un maestro (roshi) viene dal Giappone per condurre ritiri di meditazione di alcuni giorni (sesshin).

Ogni mese il Centro consente l’ingresso anche ai non iscritti per permettere loro di gustare l’esperienza del cha-no-yu.