Aikido over 50

L’Aikido non conosce limite di età per il praticante munito del regolamentare certificato di idoneità alla pratica sportiva. Ancora a 60 anni è possibile avvicinarsi per la prima volta all’Aikido e praticarlo con determinazione e costanza sino ad acquisire, dopo alcuni anni, un livello avanzato e i gradi superiori (“dan”), evidenziati dalla cintura nera e dall’hakama, la gonna pantalone a pieghe nera o blu.

A chi è entrato nella “seconda età adulta” (circa tra i 40 e i 60 anni) o anche nella “terza età” la pratica dell’Aikido non soltanto consente di esprimere le proprie ancor forti potenzialità, è fonte di miglioramento dello stato di salute e di un marcato incremento della vitalità psicofisica, com’è proprio di molte attività sportive, ma consente di avviare un percorso di studio, un “progetto” a lungo termine.

Per i neofiti in età “matura” l’Aikido da punto di vista fisico contribuisce ad aumentare il tono muscolare naturalmente perso nel corso del tempo, rafforzando principalmente i muscoli dei fianchi e delle gambe, a recuperare l’elasticità e la flessibilità del corpo, la mobilità delle articolazioni, l’equilibrio e la coordinazione motoria.

Dal punto di vista emotivo e relazionale, alla pratica dell’Aikido, basata sul principio della non resistenza ed estranea a ogni profilo di competizione, consegue naturalmente l’attitudine a evitare conflitti senza peraltro soccombere, l’accrescimento dell’equilibrio emotivo, la percezione di sé e l’autostima.

Definito “meditazione in movimento”, l’Aikido, disciplina praticata essenzialmente in silenzio, implica concentrazione e attenzione, costituendo una parentesi salutare dalle preoccupazioni e dalle ansie del quotidiano.

 

Tuttavia, tempi e modi di apprendimento e di pratica dell’Aikido da parte dei principianti “over 50” normalmente differiscono anche sensibilmente da quelli dei praticanti più giovani, soprattutto se molto più giovani.

Il corso riservato ai principianti “over 50” che desiderano praticare l’Aikido con tempi non serrati è pertanto strutturato con specifica considerazione della loro naturale minore flessibilità muscolo-scheletrica e con particolare attenzione all’apprendimento delle fondamentali tecniche di discesa a terra (le “capriole” di cui non ne avevamo mai abbastanza da bambini).

Non è infatti possibile praticare l’Aikido senza che il proprio corpo (mi) riceva (uke) la tecnica del compagno e in modo volontario e controllato scenda senza danno al suolo, eseguendo ukemi (che significa non “caduta”, ma “corpo che riceve [la tecnica])”.

Da grandi, cadere a terra incute timore, poiché la “caduta” è sempre improvvisa, non voluta, incontrollata. Apprendere gradualmente a ricevere le tecniche (ukemi) del compagno e a scendere consapevolmente a terra sul tatami (la materassina su cui si pratica) è la vittoria su un tabù, dona maggiore capacità di conservare l’equilibrio e di adattare il corpo e la mente a repentini cambiamenti, accogliendoli in uno spirito di non contrapposizione e, così, a cambiare prospettiva (e, se proprio succede, a non farsi male scivolando o incespicando per strada).

I principianti “over 50” possono naturalmente transitare dal corso loro dedicato al corso ordinario non appena si sentano adeguati alla pratica con i più giovani.